avvolta da cerchi neri e profondissimi la forma dei suoi occhi non è più la stessa. da dietro il vetro le palpebre cadono, cadono cadono lentamente cadono, a piombo in un pozzo scuro dove riflette da sola la mezza luna. la mente vacilla sui termini noti. la cupezza dell’animo che è anche il mio.
riecheggiano antiche formule, pattern conoscitivi. è un inferno nel quale precipito.
sono stanca ho il petto appesantito. cerco la mia forza, che quel che resta l’ho nascosto di giorno in giorno nei tuoi angoli. non trovo le cose. le cosette. le certe certezze. mentre le similitudini non si somigliano. le sinergie non si cercano. le complicità non sono esclusive. i sodalizi restano e rimangono inaspettati. le coppie non sono coppie. ed i letti, nemmeno quei letti, sono i letti in cui.
silenziosamente costruire le case (senza le persone dentro) e le recinzioni (senza poterle veramente cingere intorno a qualcuno).







Leggevo subito prima di questo una poesia della Spaziani e, sarà il mio cattivo gusto, preferisco il tuo post.
Ma c’è un ma. E’ anni, ormai, che ti leggo e leggo sempre d’un rapporto del genere di quello di cui scrivi. Ti piace scrivere solo cose del genere? Addirittura vivi solo simili strazi? E’ una scelta e/o una necessità?
ci mancavi qui.
sono felice!
lo sai, sono abituata a svuotare la saudade in questo spazio anonimo. e poi mi diletto in altre cosette dove mi resta più facile far trasparire altro genere di emozioni..
sto bene, se la tua era una preoccupazione.