briciolasbriciolatabriciola e mal d'amour28.01.08
Cuore di Briciola

era incantevole nella sua fragilità, quella donna sospinta nella e dall’aria. occhi pungolanti di malinconia. labbra di rosa, disegnate perfette e vive. portatrice sana di emozioni e candore. era splendida, chiara. ti somigliava tanto nei gesti delle mani. nelle smorfie di quando per il vento ti tenevi stretti i capelli o li legavi.

incantevole e smarrita. si era persa, sì. si era persa. tra le nuvole e le onde bianche e sporche e grigie e bianche e sporche e grigie. a forza di trattenere il respiro a forza di espirarsi la pancia a forza. si era persa. lei voleva volare su, più su, sempre più su. in alto a toccare il suo sogno.

Annabel, così si chiamava, non era in grado di comprendere il senso delle cose. le differenze. tra cielo e mare. il perchè si toccassero e parlassero soltanto ai confini del blu. così, aveva nuotato nell’uno e nell’altro senza domandare. per il solo piacere di vederli aderire alle sue idee. e poi si era confusa, nelle strane sfumature della loro perduta amicizia o del loro perduto amore.

era bella ed eterna, lì. o forse era solo intrappolata, come noi due quella volta in cucina, a mangiarci, senza scambiare mai lo sguardo.

pensavo e pensavo Chissà di che sostanza era fatta la sua anima.
la mia era fatta di te.

stanca del disincanto di chi vede -non raggiungendo- una luce concreta di felicità, stanca del non afferrare i motivi del loro sfuggirsi tra quei colori quasi uguali, si era addormentata in una bolla primitiva di speranza. e nessuno, dico nessuno mai, l’avrebbe potuta ridestare dal sonno beato o incatenato. perchè lei stessa, chiusa nel sogno, era sogno. un sogno troppo lontano da poter davvero sperare di riuscire in qualche modo a sfiorare.

io per primo mancavo del coraggio di tentare di avvicinarla. e questo perchè tu, ladra, me l’hai portato via.

eppure, galleggiando la bolla, galleggiava la mia voglia di stare al suo fianco. la mia voglia di blu. di vivere i giorni nel modo migliore perchè nessun altro può viverli per me. per questo guardavo Annabel distesa e la desideravo. ma dai suoi, apparivano i tuoi occhi assopiti. il calore che cercavi. gli abbracci, tutti, mentre dormivi su di me.

che triste cosa è questa, pensavo e pensavo, interrogando quel cielo. quel mare.

stava lei realizzando il suo sogno?  o per realizzarlo -come dicono- si sarebbe dovuta svegliare?

vorrei non avere quel pezzino di te allacciato al mio dubbio.

vorrei non averla incontrata. e incontrandola, avvertire un vuoto immenso qui.

vorrei non avere amato l’anima vestita del tuo corpo. amato il mondo attraverso te. amato in te anche me stesso.

vorrei non averti trovata e con te aver toccato il mio sogno. vorrei non essermi mai svegliato abbandonato e col cuore sparpagliato in mille briciole. avere tutta questa paura di riposare adesso.

forse, nemmeno io, come Annabel, sono in grado di comprendere il senso delle cose. le differenze. tra cielo e mare. le sfumature.

sono sicuro, però, che anche se fare due volte lo stesso sogno è impossibile,  io mi ricorderò di te. come se quel sogno fosse stanotte. e come se potesse -davvero- durare per sempre.

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