soffitto di portico bolognese.
da sopra il cielo nero o da sopra una vecchia bici che in quell’aria ruota, mischiando i fiocchi di polvere e cotone, pedalando pedalando una piccola nuvola stempera con forza l’odore del ferro bagnato. op. op. op.
è in viaggio senza destinazione, corre, fuori da una porta qualsiasi. vorrebbe mettere il suo cuore al riparo dall’imminente acquazzone. op.
schizzando nelle pozze, macchia il mondo indelebilmente di fango mentre traccia la rotta per chi non lo seguirà. comunque traccia, nitidamente come china su un foglio biancoliscio, una linea spessa. quella di un sentimento trasparente.
non può scegliere di che pioggia amara amare, né chi -scioccamente- un po’ sporcare, ma frena forte a tamburo in un sospetto d’arcobaleno e si chiede Come sarebbe bello, se fosse vero per più di un attimo, che a destino ci arrivassimo in due.
strade percorse. ci sono -poi- percorsi percorsi e
percorsi ancora percorribili dall’animo umano.
ma sgombra è. la scia che lascia. così, nel falsogno, chiude ad un palo, in un lucchetto senza amore, quella spugna infranta che il vento ha trascinato qua e là in modo asciutto e perpetuo. risuona su un rumore precario. plin. plin. piano piano.
forte è la brezza che a tratti lo scompigliava, a tratti l’accarezzava, fino a che. fino a che. tum.
tum.
le gocce si fermano a mezza quota, stupite da un battito nuovo. tum. l’inchiostro allaga e dilaga la pelle intorno in un fragore sommesso. tum.
la piccola nuvola è obnubilata dalla bellezza di un fiore rosso che guarda verso l’alto. quello, avvolto in un lenzuolo, guarda spaurito e sparuto.
ci sono incroci a croce e
incontri in croce. ci sono nodi e
catene che legano -insieme- intrecciando o imprigionando la ragione.
subito s’innamora.
scivola sì presto la chiave nella sua secchezza, nella voglia di profondità. nell’impeto della sete gli dice Non avere paura del cielo, fidati di me.
ci sono occhi paralleli e
sguardi innocenti. ci sono labbra di petali e
petali di sogno che bagnano nei giorni -o una volta soltanto- il tuo cuore.
la distanza è d’aria che profuma. è di un passo soltanto.
non rallenta affatto la forma della favola tra nuvole e lenzuola.
il fiore lascia il telo in un fresco sorriso e, libero dell’attesa, risponde Finalmente arrivi, ti stavo aspettando.





..







Sono obnubilata dal tuo squallido modo di fregarmi le parole originali.
Un ringraziamento fragoroso a te. perchè ti stavo aspettanto e finalmente sei arrivato. GIOIA!
@tusenzabaffi da quando obnubilare è un termine di tua proprietà!? lo dico almeno tre volte al giorno. durante i pasti.
falsogno semmai mio non è. un gioco di parole e
d’efraim.
tua.
non è tanto “arrivarci insieme a destino”..quanto restarci insieme a destino… ehhhhhhhhhhh (sospiro)
ci ho pensato e sono giunto alla conclusione che ci penso. forse un giorno ti commenterò (dubito, ma). di sicuro, anche prima, c’è qualcosa più di mio che sento come più di mio ???
ho sbagliato a scrivere, forse: come mio di più.
@guernica ma il destino è destino. mica che.
@efraim ci penso anch’io..
@bri: “io vorrei sapere se coincidiamo. almeno nell’abbraccio dei miei sogni”. … Chi lo sa? L’ultimo mio sogno però (inteso in senso onirico) era un’invasione domestica di talpe carnivore. Hai proprio la certezza di voler coincidere con una strana così
@ema effettivamente fai strani sogni..